Ogni scolaretta sa che…

23 Marzo 2003

Controlessico della scuola ai tempi della “riforma” Moratti

a cura di P. Castello, G. Gabrielli, A. Palmi, R. Puleo, S. Santuccio

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In questi anni abbiamo assistito a grandi mutamenti nel contesto internazionale, alla compravendita e alla divulgazione dei saperi e dell’istruzione, cui in Italia si sono accompagnati vasti progetti di trasformazione della istituzione scolastica.

Le tematiche sono note. Dalle discussioni sugli accordi Gats, dalla crescita dell’insegnamento a distanza, alle grandi modifiche organizzative del centrosinistra – autonomia, deregulation, dirigenza, parità – contesto su cui si innesta in questi mesi la Riforma Moratti. Riforma che rischia di sconvolgere l’articolazione delle discipline, degli orari, dei rapporti tra docenti e contro cui ha preso forza un movimento inedito di insegnanti e genitori. Nel corso delle trasformazioni il quotidiano fare scuola di quasi un milione di insegnanti – tra impiegati a tempo indeterminato e precari – di lavoratori ATA, di una decina di milioni di studentesse e di studenti, si è modificato per alcuni aspetti, ha opposto fiera resistenza per altri.

Su questo scenario di cui si intravedono le grandi direttrici, ma che deve essere ancora analizzato a fondo, perché rivela progressivamente le sue caratteristiche, abbiamo pensato di discutere a più voci, mettendo a profitto le riflessioni e le esperienze che molte e molti insegnanti e genitori hanno accumulato in questi anni. Il canovaccio di un “lessico” ci è parso cornice e stimolo interessante. Ci è sembrata questione di primaria importanza politica quella che potrebbe sembrare solo una operazione “sovrastrutturale”, meramente ideologica, ovvero fare ordine simbolico.

Risemantizzare, riportare i lemmi che abitualmente utilizziamo per parlare di scuola, in una cornice politico-culturale che non rinneghi, o peggio, non modifichi strumentalmente la loro storia. Ridare senso, vivificando un concetto, o una parola capace di contenerne molti, in un piccolo tentativo di archeologia culturale.Ridare significato proprio, come operazione di ripresa di significanti abusati, frusti, oppure usciti dall’uso comune e sistemati con accezioni di comodo in modo da risultare funzionali al “nuovo” che avanza. Ne sono un esempio “tempo pieno”, ma anche altre voci impegnative su un piano antropologico, sociologico e politico come “famiglie/famiglie” o “comunità educante”. Le grandi narrazioni culturali, le ideologie del novecento, trasmessa la loro capacità di spiegare e di innovare all’immaginario collettivo, sembrano morte, sepolte dai processi in atto che genericamente chiamiamo col prefisso post: post-fordismo, post-modernità, ecc. Ma, in una spirale di continua obsolescenza, anche le voci della globalizzazione sembrano presto diventare reperti archeologici. Eppure, come abbiamo forse spiegato, è proprio la base storica, il sedimento dei saperi e delle pratiche che ci interessa rimettere al lavoro. Senza questo impegno saremo tutti più poveri, più ignoranti, condannati ad una giovinezza stuporale e impolitica.

Gli argomenti che abbiamo scelto possono, a maglie larghe, essere ricondotti a tre polarità. La prima collegata alle trasformazioni della Riforma Moratti ; la seconda a quelle della precedente operazione avviata dal centrosinistra, collocata dentro il quadro delle modificazioni del sapere e dell’istruzione a livello sopranazionale, connesse, come detto, al processo di globalizzazione; la terza riconducibile alle pratiche del fare scuola quotidiano che spesso interseca le riforme ma produce percorsi diversi. Ci è sembrato importante che tante persone, con percorsi diversi e con esiti personali differenti di questi percorsi, si siano riconosciute in questo progetto e abbiano deciso di collaborare alla sua realizzazione.Diversa la loro provenienza geografica, l’ordine di scuola, il luogo teorico di riflessione. In un paese tanto segnato dalle differenze economico-culturali ci è sembrato molto significativo che chi lavora a Milano fosse a fianco di chi sta a Palermo o a Pietrasanta. Così come è significativo che abbiano desiderato scrivere persone provenienti da campi lavorativi diversi. Maestre e professori; amministrativi e dirigenti; famiglie e persone impegnate nel sociale. Un panorama vasto, variegato, proprio per questo rappresentativo di quel desiderio di usare la parola a scopo politico, in uno spazio pubblico.



Non a caso tutto il lavoro, e quello che si continuerà a produrre e a raccogliere, è disponibile anche in internet, in uno stile di work in progress aperto ai contributi, alle integrazioni critiche di chiunque. Chi volesse contribuire alla crescita del dibattito può inviare nuove redazioni delle voci (o nuove voci) in testi compresi tra le 4000 e le 8000 battute. I testi devono essere inviati a cespbo@iperbole.bologna.it e verranno messi in rete a fianco del testo della prima redazione.. Inoltre, vorremmo che questa raccolta servisse da stimolo alla riflessione sulle modalità di formazione e di aggiornamento che il personale della scuola metterà in campo per l’anno scolastico che si apre, andando a costituire una sorta di circolo virtuoso fra scuole e soggetti impegnati in questo lavoro di scrittura [Campagna per la riappropriazione dell’aggiornamento].


LA REDAZIONE
Renata Puleo, Piero Castello, Stefania Santuccio, Alessandro Palmi, Gianluca Gabrielli

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