Mozione del Circolo di Quartu S.Elena: una riflessione approfondita sulla riforma

24 Settembre 2003

Delibera del Collegio dei docenti del III Circolo di Quartu S.E. in merito al “Piano di innovazione”


Il Collegio dei docenti del III Circolo di Quartu S.E. giudica estremamente negativo l’attuale momento della scuola italiana, in quanto dominato da una situazione di stallo tra l’ordinamento imperniato sulla Riforma del 1990 e l’architettura scolastica prevista dalla legge 53/2003.

L’avvio molto stentato dei provvedimenti di riforma elaborati dall’attuale Ministero si caratterizza per numerosi elementi di discontinuità rispetto alla nostra buona pratica scolastica.
Non si è tenuto alcun conto dell’esperienza didattico-formativa degli ultimi quindici anni, in cui gli insegnanti italiani, tra mille difficoltà, hanno sperimentato pratiche d’apprendimento-insegnamento basate sulla cooperazione didattica e sulla condivisione nei team docenti.
Non sono state neppure prese in considerazione le criticità di questa stagione della scuola italiana, visto che se ne propone solo lo smantellamento. Eppure il superamento dell’esperienza modulare avrebbe ben meritato un dibattito anche critico per arrivare alla costruzione di nuovi e validi assetti.
Infine la tradizione di buon funzionamento generale della scuola statale, basato su alta e varia progettualità, spesso ispirato dal volontarismo dei docenti e dal loro senso di responsabilità nei confronti del corpo sociale, avrebbe imposto un’attenta riflessione.
I più recenti granelli del rosario riformatore hanno preso la forma dei decreti agostani che tentano di operare una distinzione tra i contenuti della “Riforma” (seppure limitati ai primi due anni della scuola elementare) e i suoi aspetti organizzativi rinviati alla pubblicazione dei decreti attuativi.
Ad anno scolastico iniziato, ci troviamo, in uno stato di attesa in cui la mancanza di un chiaro punto di riferimento generale (come erano i Programmi del 1985) è causa di forte disorientamento per gli operatori della scuola. L’assenza di un disegno riformatore organico e dettagliato e un procedere per tentativi, parziali partenze, rapide ritirate, non ci sembra la strada migliore per ridisegnare l’organizzazione della scuola italiana.
La prefigurazione degli assetti organizzativo-didattici della Riforma, al di là delle vacuità e delle incongruenze contenute nelle Indicazioni, mostra molto esplicitamente le intenzioni vere del progetto, che affermazioni universali e generaliste riferite ai valori educativi, ai contesti, all’attenzione alla persona, tendono invece a nascondere.
L’introduzione della figura professionale definita “tutor” si colloca al centro di uno schema organizzativo di tipo gerarchico, in cui un soggetto centralizzatore delle funzioni didattiche e delle responsabilità di comunicazione con le famiglie, avrebbe la pretesa di coordinare le attività didattiche di un gruppo docente in posizione subordinata. Sembrano le premesse di una guerra civile pedagogica.
La presenza dei laboratori prefigurata come spazio utile alla valorizzazione di percorsi rivolti alla persona, nella pratica prevista dalla Riforma è del tutto opzionale, limitata nel monte-ore, marginale rispetto al percorso formativo principale, del tutto accessoria nella gestione didattica. Si corre il rischio di vestire le opzioni con l’abito della discriminazione.
Lo scenario che s’intravede tra le nebbie di questo itinerario riformatore,
probabilmente non porta neanche al ritorno della “rimpianta” figura dell’insegnante unico. Il pericolo non sarebbe questo. L’aspetto grave è l’indebolimento istituzionale del ruolo della scuola statale nel nostro paese, realizzato mediante l’impoverimento dell’offerta formativa e la riduzione dei tempi del servizio scolastico.
Altro elemento di criticità introdotto nei confronti della scuola statale è la cosiddetta “Libertà di scelta per le famiglie” tra le diverse opzioni del sistema educativo nazionale pubblico basato sul dilemma scuola statale – scuola paritaria.
Il problema della scelta – secondo una recente indagine demoscopica – è da
attribuirsi per il 25% alla popolazione che ha esigenze legate ai tempi di lavoro.
Tuttavia la risposta che il Ministero dà (il bonus) appare del tutto discriminante nei confronti della scuola statale. Infatti il “nuovo diritto allo studio” non è più rivolto ai capaci e meritevoli, che anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, ma indiscriminatamente alle famiglie che scelgono la scuola paritaria.
Ci conforta, in questo particolare momento, il forte e ripetuto richiamo espresso dal Presidente Ciampi in difesa della Costituzione e del valore di servizio al cittadino della scuola statale.


La Riforma in uno spot.

Con molto rammarico osserviamo la potente campagna di “informazione”
dell’opinione pubblica eseguita a colpi di spot pubblicitari.
La Scuola che cresce e che cresce con te, slogan principale, ha avuto il compito di informare l’opinione pubblica italiana sui contenuti di una Riforma che fatica a partire. “Un computer in ogni banco … dopo aver imparato i numeri e le lettere …. inglese per tutti … bambini imprenditori di sé stessi …. 8 miliardi di euro dal 2004 al 2008 ….“ senza riferimenti in Finanziaria.

Al di là dei facili slogan la realtà dei cambiamenti, dall’interno del nostro Circolo, possiamo rappresentarla in tal modo:

La Scuola dell’Infanzia attuale“La Scuola che cresce”
40 ore 30/36 ore
La Scuola Elementare attuale“La Scuola che cresce”
30 ore
2 ore di inglese nel 1° ciclo con i progetti; Lingua 2000; 3 ore di inglese; obbligatorie a partire dalla 3.a;
Informatica su progetti interdisciplinari realizzati col team docente e con l’intera classe;
Deve la sua dotazione di computer al periodo 1996-2000
27 + 3 opzionali; 1 ora di inglese in 1.a 2 ore nelle altre classi;
Informatica di laboratorio come opzione per alcuni
Nessun investimento previsto

Le sbandierate offerte di inglese per tutti e un computer in ogni banco, con troppa facilità riportate dalla stampa nazionale, si dimostrano per quello che sono: parole in libertà. Constatiamo una diminuzione reale delle ore disponibili per l’insegnamento della lingua inglese, l’assenza di investimenti atti a migliorare il rapporto alunni/computer che attualmente è di 1 a 30.
Pensiamo che qualunque itinerario di Riforma non possa prescindere da una contestuale valorizzazione delle professionalità docenti sancita da un adeguato piano contrattuale e da forti investimenti finanziari nella scuola statale.
Confidiamo che la scuola italiana mentre rileva i limiti gravi degli attuali passaggi della Riforma, acquisti la consapevolezza e la forza morale necessaria al rigetto di tutto il disegno riformatore elaborato dall’attuale Ministero.
Pertanto il Collegio dei Docenti del III Circolo di Quartu S.Elena rifiuta con fermezza ogni invito ad anticipare surrettiziamente una Riforma che ritiene perniciosa per il sistema scolastico italiano.

Quartu S.Elena, 17 Settembre 2003

IL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL III CIRCOLO DI QUARTU

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